
Sembra che i social network non sono diventati solo uno strumento di contatto, ma anche di allontanamento e di rottura nelle relazioni di coppia. Gli esseri umani si relazionano, ma nel farlo espongono al pubblico una grossa fetta della loro vita. I post su Facebook o i tweet su Twitter sono diventati vere e proprie vetrine per milioni di persone.
DIVORZI PROVOCATI DAI SOCIAL NETWORK
Secondo i dati raccolti di recente, solo Facebook è stato in grado di generare 28 milioni di divorzi in tutto il mondo. Può sembrare esagerato, ma è già da qualche anno che l’associazione di avvocati matrimonialisti nord americana conferma questa cifra, aggiungendo che questo social network sia alla base del 20% delle separazioni che avvengono negli Stati Uniti.
POSSONO ELIMINARE LA FIDUCIA

soprattutto nelle relazioni in cui la fiducia ha già subito dei colpi, leggerezze virtuali possono riattivare i meccanismi di allarme del partner
Inizia a considerare che l’attività sui social media non ha più nulla di virtuale, nel senso di distaccato dalla vita reale. I suoi effetti sono reali ed è importante prestare attenzione a non farsi ingannare. Effettivamente i suoi effetti sono ormai confermati anche dalla ricerca scientifica.
Uno studio promosso da Found, ha coinvolto 260 esperti tra sessuologi, psicoterapeuti di coppia, avvocati e sociologi. Gli esperti hanno analizzato le relazioni personali e le cause di litigio all’interno di coppie che utilizzano abitualmente i più conosciuti social media della rete.
Dallo studio emerge che:
- i social media allontanano i partner (53%)
- moltiplicano le occasioni di tradimento (41%)
- ma soprattutto creano sfiducia e sospetto (36%)
Sotto accusa non sono ovviamente i social in sè, ma un loro utilizzo poco consapevole.
Troppo tempo collegati a discapito del tempo insieme al partner, troppo facilmente ci si lascia andare e confidenze e carinerie eccessive.
D’altra parte, il partner in carne ed ossa è svantaggiato, nei confronti delle relazioni virtuali perché sono più semplici, intriganti e meno impegnative.